episodio 16
articolo cestinato da vintarama quarterly nel (inserire data)
Fidi lettori , avevamo lasciato il nostro benamato vigilante alle prese con il sempre più incalzante Impero del Grande Domani. e, per fortuna, la sempre presente e fida spalla, Danniel Randholme a scriverne le cronache. Tempi interessanti , gli omicidi Kennedy, Luther King, Malcom X avevano lasciato un senso di amaro, di inquietudine nelle bocche degli uomini da marciapiedi. Non era facile riuscire a fidarsi. Non era facile avere fede neppure in un uomo bardato con una calzamaglia rossa. C’è chi incolpa le nuove generazioni per questo, Bob Dylan e l’incessante desiderio per qualcosa di nuovo, per un senso di modernità che un’icona degli anni ’50 non poteva certo reggere. Alla fin degli anni ’60 il clima era questo, sempre meno persone erano interessate alle pagine domenicali d Randholme, sempre meno commentavano le gesta della Stella dal barbiere o al bar.
Eppure , possiamo assicurarlo, non c’era giorno che il vigilate non riuscisse a concludere arrestando un rapinatore od uno spacciatore, o semplicemente facendo scendere il simpatico micino dell’altrettanto simpaticissima vecchina dall’albero del giardino.
Il carisma dell’avventuriero non riusciva proprio a far colpo sulle nuove generazioni. A parte una cerchia ristretta che aveva continuato a mantenere attivo le COMETE, la comunità di ausilio esterno battezzata dallo stesso Randholme, il resto era solo un vasto deserto psichedelico. Analizziamo i fatti : il problema stava nel crescere.
Se eri un hippy, la figura di un vigilante in abiti paramiliatari, mascherato, non faceva che scatenare ondate di malcontento e continue dimostrazioni di sfiducia. Chi la chiamava paranoia chi LSD, lo ricordiamo tutti lo slogan ‘non fidarti di nessuno sopra i trenta’, no? Eri di formazione repubblicana? dalla padella nella brace; difficile da credere alle distanze prese dal vigilante verso l’Impero del Grande Domani, quando l’altra parte non faceva che alimentare voci e credenze, e quanto pesasse ogni suo no comment ogni volta che la guerra fredda veniva menzionata. I cubani importano droga dalla Florida? No comment. L’orso russo fa puntare missili atomici contro la torta di mele a meno di cento miglia dal confine? No comment. “Il ‘Nam era già una fottuta fregatura per permettersi di avere un dannato muso rosso a dettar legge all’interno di casa nostra’.
Ma non è solo quello. Era il suo atteggiamento, i suoi modi che, giorno per giorno erano cambiati. Le chiacchierate con Radholme si trasformavano sempre più frequentemente in lunghi monologhi del giornalista del Globe. Forse perché le sue azioni erano già abbastanza eloquenti.
Una volta, per fermare una rapida in banca sarebbero bastati due sganassoni di quelli potenti e magari una scarica del suo storditore. Ma Casucci ormai non aveva più nulla da fotografare del genere. Braccia rotte, lesioni multiple. Il più delle volte era lo stesso Randholme a pregare il vecchio collega di lasciare inpubblicate quelle foto, di chiudere un occhio. ‘un altro oltre quelli chiusi dal tuo amico, vuoi dire?’ Pare fosse una delle frasi frequenti tra i due. Tutto materiale finito nel libro di Casucci che ci si creda o no.
Ma in fondo, chi era quest’uomo ?
Negli anni ’50 poteva essere benissimo un ragazzo come, negli anni ’60 un giovane uomo, ma ora?
Adesso si aveva a che fare con un uomo di mezza età, formato con le sue nevrosi, le sue perversioni che, senza una ragione aveva continuato a lavorare per una cittadinanza che, improvvisamente, prima lo aveva ripudiato, poi ripreso ed infine lo stava lasciando andare lentamente nell’oblio. Il dottor Donald Stetson, eminente xenobiologo, nella sua tesi di laurea analizzò a fondo il fenomeno. ‘Se continua ad utilizzare quegli abiti, quel simbolo, vuol dire che si tratta di qualcosa profondamente radicato nel suo essere, legato, in qualche modo, alla scelta che lo ha portato a divenire un vigilante mascherato’. Anche quando l’Impero del Grande Domani aveva abusato della sua stella rovesciata infatti non se ne era staccato, aveva deciso di coprirsi la faccia, di nascondere gli occhi con delle lenti sempre più nere, che senza nessuna spiegazione fisica rimanevano fisse al passa montagna, divenendo più un terrore per chi doveva combattere che un simbolo di fiducia per chi doveva proteggere, ma era sempre lui, con quel simbolo ed i suoi no comment. ‘non solo’ – prosegue Stetson – ‘ il suo comportamento potrebbe essere benissimo sintomo di un moto ossessivo compulsivo, potrebbe sentirsi costretto a fare quello che fa per espiare dell’altro. Il fatto che abbia deciso di mascherare il volto, anzi, che abbia ulteriormente aumentato le dimensione della maschera non lasciano intuire nulla di buono, anzi si potrebbe addirittura ipotizzare che in qualche maniera si vergogni del suo aspetto, che non si reputi degno di mostrare la sua faccia in mezzo alla strada, di essere riconosciuto e magari ringraziato per le sue azioni. Potrebbe farlo per desiderio di protezione di chi gli è vicino, certo, ma che dire allora di tutti i poliziotti ed i vigili della città che fanno il loro dovere portando il loro nome su di una targhetta della divisa? Può ipotizzarsi che, in qualche maniera tema l’invecchiamento. Potrebbe aver deciso di coprire i suoi capelli non appena sono diventati bianchi, ma forse non gli basta. Forse un atteggiamento sempre più violento potrebbe scaturire dal suo sentirsi inadeguato, dal suo desiderio, compulsivo, di correre da un’altra parte a sventare un nuovo crimine, un nuovo atto contro la comunità. Dobbiamo solo che temere da un atteggiamento del genere, si tratti, ebbene di una bomba a tempo di cui non ci è dato prevedere l’esatto attimo in cui esploderà’.
Ma non era solo così. Parte della città era ancora affezionata al vecchio vessillo bianco e rosso. Anche se non era più capace di tenere il passo con i tempi. Anche se il celare l’identità era visto male.
Fu proprio il figlio di Randholme, Daniel Jr che cominciava a farsi le ossa sulle pagine della cronaca locale sul NYlightsrevue ad attaccare più e più volte la Stella. Motivo di sdegno ed imbarazzo per il più famoso padre fu soprattutto l’articolo apparso nel luglio del ’76 ‘Diamo a tutti i mali la faccia giusta?’ sul NY in cui Daniel Jr dichiarava che non era più disposto ad ‘accordare fiducia ad un porco servitore del capitalismo più sfrenato, ad un ariano strenuo difensore del suo essere superiore, del tutto incapace di smascherarsi e fare la propria parte da uomo’.
La Stella stava forse volgendo al tramonto? Probabile. Ma la sua rovina era ancora di là da venire, ed aveva un nome ben preciso, caro alla storia dell’avventuriero.
Kimberly. Si, proprio la ex signora Casucci, che tanto aveva avuto a che fare con la storia dell’uomo dietro la maschera.
Le cronache non raccontano i particolari nascosti dell’evento scatenante dell’epilogo. Ma dalle cronache di Randholme e dall’edizione riveduta del libro di Casucci, da poco uscita nelle librerie, forse si riesce a ricostruire qualcosa.
Era una domenica di luglio. Randhome jr imperversava per pagine intere contro la Stella, il cui programma radiofonico era ormai stato cancellato. Ma la vecchia abitudine di incontrarsi la domenica per colazione negli uffici del Globe era sopravvissuta. Cosa che il direttore disapprova ma non censurava perché in fondo, si trattava pur sempre di materiale da poter sfruttare nei suoi avvelenatissimi editoriali. In genere la chiacchierata si protraeva fino a metà pomeriggio ed i due riuscivano ancora scherzare di tanto in tanto. Non quella volta. I rapporti erano tesi. Randholme era imbarazzato per per il modo in cui il figlio si stava facendo una reputazione, e non sapeva come esprimere il suo dissenso con l’amico. Che invece era stanco esausto, e come ’febbricitante’ dal desiderio di muoversi ed affrontare altre minacce. ‘il caos guadagna spazio ad ogni istante, la fine è vicina’ era solito ripetere. ‘Firmato Vecchio trombone’ era quello che rispondevano nei murales a little italy, con a la sua espressione severa resa caricatura. Quella volta il loro incontro fu breve, nessuno dei due sembrava riuscire ad aprirsi. Così , pare, la Stella rimase sulla terrazza a respirare l’aria estiva, prendere fiato e guardarsi intorno. E fu là che incontrò la Westmad.
Già la Westmad. Chi era costei? Definita una donna senza scrupoli da molti, Kiberly passò la sua gioventù letteralmente tra le braccia della migliore stampa newyorkese. Fece coppia fissa per parecchi anni con lo stesso Randholme per poi finire sposata con il fotografo del dinamico duo, Casucci, con cui rimase per circa undici anni. Conservandone , poi, il cognome ed un discreto conto in banca. Incompatibilità di carattere, pare. In realtà sembra che lui usasse parecchia violenza contro di lei, ma nulla mai fu più confermato.
Quando avvenne il fatidico incontro la Westmad era fresca di divorzio. Disse di trovarsi là per caso. Lui finse di essere gentile ed interessato. Ed intanto le cicale continuavano a frinire come se il mondo dovesse finire il giorno dopo. Lei sorrise, ricordando tutte le avventure che avevano passato assieme. ‘ti ho sempre creato grossi problemi’. Lui cominciava ad avere un po’ di fretta, ma qualcosa lo tratteneva legato al magnetismo di quegli occhi di un azzurro gelido e profondo.
Lei utilizzò parole dolci, lui non seppe resistere. Di più non ci è dato sapere. A parte che, verso le due di pomeriggio furono visti allontanarsi e raggiungere l’abitazione della Westmad, tre isolati più a sud. Quello che accadde all’interno dell’appartamento numero 27 del Kirby building è una storia soltanto loro. Quello che accadde successivamente è possibile ricostruirlo dai rapporti della polizia e dalle cronache dai giornali rosa. Meglio, conosciamo le dichiarazioni della Wesmad, e tutto quello che comportarono. Ma, mai nessuna conferma o smentita venne dalla Stella. Solo un silenzio terrificante e desolante.
Proviamo a ricostruire i fatti. Alle ore quattordici e quindici l’ascensore si apre sul piano 27 la coppia incontra il generale Wallenburgh sul pianerottolo, vicino di casa della Westmad. In seguito dirà di essere rimasto impressionato dalla visione di un essere statuario e scolpito in grado di trasudare eroismo da ogni poro. Disse anche che avrebbe voluto fermarsi a stringergli la mano ma andava di fretta. Non rimaneva che il tempo per un sorriso. Due minuti dopo entrambi entrarono nell’appartamento della Westmad. Seguirono quindici minuti di silenzio, più probabilmente venti. Ne dà conferma la Signorina Carter, anziana (e zitella annoiata) vicina di casa della Westmad, confermò più e più volte che si trattava di un tempo paragonabile al quarto d’ora poiché proprio quando aveva sentito la porta dell’ascensore aprirsi , stava per affacciarsi a chiedere dello zucchero alla vicina per la sua torta istantanea che, guarda caso, aveva appena sistemato all’interno del forno, dove sarebbe rimasta proprio per tredici minuti (‘ma anche qualcosa in più perché il timer era rotto e non lo aveva fatto vedere neppure al generale che è una persona tanto cara sa…’). Poi il campanellino trillò proprio in concomitanza delle prime urla. Quindi siamo alle ore quattordici e trentadue, sei minuti dopo la giovane Jamie Samson ha salutato all’angolo della strada il suo boyfriend Billy Chamberlane e si appresta a salire la rampa di sei scalini nell’atrio che la separano dall’ascensore e dalla tromba delle scale. Si sentirà quasi travolgere dall’impeto di un uomo in una sgargiante casacca rossa. In seguito confermerà di aver pensato si trattasse di uno degli autonomi del collettivo del Grande Domani in preda ad un brutto trip. Dirà di non averlo visto in volto, che poteva sembrarle plausibile un taglio lungo la guancia sinistra, aveva visto distintamente il rivolo di sangue ancora fresco. Ma non il resto del volto che l’uomo copriva quasi come si trattasse di un ‘vampiro sotto il sole del Sahara’. Quattordici e quaranta. Miss Carter si decide ad andare a veder cosa sta accadendo nell’appartamento della vicina. Trova così la Westmad in terra vicino ad un comodino rivoltato sul tappeto, una catasta di fogli di carta, documenti assicurativi apparentemente, sparsi per tutto il salone e poi lei, Kimberly in un rivolo di sangue che gli esce dal naso e poi,,forse un occhio nero. Senza perdere altro tempo si decide a chiamare la polizia. Che interverrà in meno di venti minuti. Neppure troppo considerando il caldo e la desolazione di quel pomeriggio estivo. Prima che l’edizione pomeridiana del Globe potesse essere messa in circolazione, mezza città era già al corrente che, incredibilmente la Stella aveva aggredito una povera innocente che, adesso era all’ospedale in fin di vita. L’altra metà lo stava apprendendo dalle radio ritornando da gite pomeridiane fuori città. Prima dell’edizione della mattina successiva centinaia di persone in ogni distretto era pronta a testimoniare atti di violenza e di abuso di potere approntati dalla Stella. Per non parlare delle tirate di Randholme Jr che uscì con un numero in edizione speciale, e con Casucci che, forse felice per la sorte della Westmad, forse no , svuotò parte del suo sacco di foto scandalistiche costituendo il corpus principale della sua biografia.
Quella parte della popolazione che ancora credeva, che ancora vedeva nella Stella un bene necessario rimase sconvolta, molti di quelli che nel decennio precedente avevano perso fede sentirono quell’ondata di sfiducia sfuggire dalla risacca ed annegare nel dubbio.
Le cose parvero complicarsi quando fu diffusa la notizia che la Westmad, pur se sotto osservazione era in grado di parlare.
‘Sono stata aggredita senza motivo’, affermava, ‘ho paura adesso’. Ma nella sua voce suonava qualcosa di incerto. Le indagini proseguirono all’interno dell’appartamento della Westmad, pare che alcuni di quei documenti assicurativi vennero messi sotto chiave quasi immediatamente. Anche Randholme fu interrogato quale persona a conoscenza presunta di alcuni fatti. Non se ne cavò un ragno dal buco.
Dopo una settimana, in cui la Stella sembrò scomparsa dalla faccia della terra la Westmad rilasciò la prima versione dei fatti.
“…è davvero troppo rumore per nulla, vede io e lui siamo…siamo insieme da parecchi anni … come ? no, non posso rivelarne il nome, degli innocenti potrebbero finire sotto la luce dei riflettori e così non va… io e lui avevamo una storia, da almeno un paio di anni, e lui era molto molto geloso del mio ex marito, temeva che venisse ancora a casa, diviene così furioso quando lo nomino… lo ammetto ho esagerato col provocarlo, ma non avrei voluto fare tutto questo chiasso, lo stavo facendo ingelosire e lui ha reagito male, mio dio, mi ha schiaffeggiato e inavvertitamente sono caduta all’indietro, ma nulla di più…‘
La Westmad sembrava decisa a far svanire tutto nella classica bolla d’acqua ma qualcosa non combaciava nei tempi. E non solo se era vero che c’era stato un solo colpo, come si spiegavano tutti quei documenti a terra, le foto dell’epoca li testimoniavano degnamente. E, poi, furono ritrovati dei brandelli del passamontagna rosso nascosti sotto il comodino, rivoltati. Se c’era stato un colpo solo come era possibile che la Westmad l’avesse schiaffeggiato strappandogli la maschera e acendolo addirittura sanguinare? Per tre giorni i giornali non parlarono d’atro. Poi, quando la notizia si stava sgonfiando, una fuga di informazioni dal dipartimento federale che si stava occupando dell’indagine trasformò il tanto rumore per nulla in una bordata di feedback che neppure Phil Spector e Jimi Hendrix assieme avrebbero potuto teorizzare. Quattro giorni dopo quella maledetta domenica pomeriggio tutti i giornali non parlavano che della foto della Westmad su quei documenti, una foto in abiti di pelle e colbacco. Una foto sotto una bandiera con falce e martello. Una foto nascosta dietro una scatola di sigari riposti in una custodia di legno. Il caso CubaHyper era appena scoppiato.
Si dice che quando l’agente federale incaricato la portò in una sala interrogatori sghemba e fumosa la Westmad rimase in un silenzio lungo e dignitoso. L’ispettore di polizia e l’agente federale seduti accanto a lei rimasero in silenzio fino a quando, diversi minuti dopo, non scoppiò a piangere disperandosi senza smettere fino a quando un’infermiera non intervenne con un calmante.
La mattina dopo la Westmad cominciò a parlare. Raccontò di quei documenti e di quello che avrebbero potuto significare per il futuro.
In un primo istante cercò di incolpare solamente la Stella di quello che c’era scritto su quei fogli. Disse che lei era solo l’amante di un pazzo idealista, che aveva cercato , provato, tentato fino a sanguinare di dissuaderlo. Ma che non vi era riuscita, che adesso probabilmente il suo piano era stato messo in atto. Ma quei fogli contenevano il suo nome, quello che la Westmad aveva almeno utilizzato da poco più che due decenni, da quando cioè, con un peschereccio lituano in avaria era arrivata a Vancouver per poi attraversare il confine nel mezzo della Redwood Forest.
Quei fogli parlavano di quello e di molte altre cose.
Ma andiamo con ordine. Bisogna precisare che, lacune delle cose che vennero riferite in quelle sedute solo adesso sono state rese disponibili dall’FBI, passati più di 25 anni necessari alle prescrizione.
Alcuni documenti non sono completi, mancano di pagine intere, alcune sezioni sono state cancellate con un evidenziatore nero. La maggior parte dei fogli erano dei documenti di background per un agente dormiente, Katiusha Nikolenko, alias Kimberly Westmad.
Prima una parentesi, i dormienti erano degli agenti, presumibilmente del KGB sottoposti a suggestione post ipnotica. Avrebbero dovuto raggiungere un posto preciso , una posizione ed un background prefissato, dopodiché un blocco mentale sarebbe servito a contenere tutte le memorie precedenti, pronte per essere sostituite da un ‘copione’ che per mesi, forse anni interi, sarebbe diventata la loro vita. Per la Nikolenko si trattava di Kimberly Westmad, debuttante negli anni ’50 amante di giornalisti e fotografi. Come tutti i dormienti perfettamente in grado di accumulare informazioni senza neppure rendersene conto, le posizioni scelte per loro erano strategiche, inoltre, nel momento in cui il blocco veniva programmato, venivano delineate anche attitudini ed inclinazioni della nuova personalità. Poi, al momento necessario, una nuova suggestione, una parola in codice, ad esempio, veniva usata per disseppellire la personalità originaria. Conservando le conoscenze nel frattempo acquisite. Il problema era che, quando , come nel caso della Nikolenko , fosse stato necessario mantenere la personalità fittizia così a lungo, diveniva difficile conservarne i dettagli e le sfumature in maniera credibile. Per questo era necessario mantenere il ‘copione’ da studiare. Chiusa parentesi.
Possiamo ipotizzare che la suggestione postipnotica si sbloccò grazie alla Stella che, secondo i medesimi documenti non era altro che un altro agente della madre orsa. Il suo compito, confermò la Nikolenko, era influenzare la mentalità americana, producendo una sorta di corto circuito negli schemi di pensiero americani. Cosa sarebbe successo se, all’improvviso, oltre alla torta di mele, la ragazza della porta accanto e le seconde possibilità, l’americano medio dei quartieri residenziali, si rendesse conto che potenzialmente tutti , tutti erano uguali, e tutto, tutto ,poteva essere di tutti?
Piano ingegnoso, ma onestamente, non credo che fin’ora avesse funzionato, non molto almeno. Visto che, il collettivo del grande domani testimoniava che, sui bambini degli anni ’50, i ragazzi degli anni’60, qualcosa era scattato, e forse, l’agente Stella avrebbe avuto presto una vacanza premio nelle meravigliose lande della steppa dietro Stalingrado. Sfortunatamente l’influenza della Stella anziché recondita , funzionale ma dissimulata , si era invece palesata, evidenziando i meccanismi del gioco. Lasciando sospettare alcuni giornalisti (Randholme Jr tra tutti, in grado di catalizzare un ampia fetta dell’opinione pubblica giovanile) e probabilmente alcuni enti governativi (CIA? Cos’altro? Nessuna conferma o smentita venne mai da fonti ufficiali). Questo aveva provocato tensioni insospettabili nell’agente Stella, che forse avrebbero potuto portare a giustificare l’atteggiamento violento degli ultimi anni, ed una deviazione fuori programma ma non troppo. Insomma si trattava del fatidico piano B.
Partendo da Cuba si arriva facilmente alla madre Russia. Quello che uscì dalle parole della Nikolenko fu però totalmente sconcertante. Sembra che, in qualche modo, le teste d’uovo russe fossero riuscite a proseguire alcuni folli progetti recuperati a Berlino dalle rovine fumanti del reich. Una sorta di progettazione eugenetica ante litteram. Che era stata sviluppata ed implementata. Creando sei soggetti, stabili, in grado di funzionare. Soggetti trasferiti momentaneamente all’Avana ed in attesa di un viaggetto in barca tra i pescicani per arrivare a casa di zio Sam. L’hyperCuba squadra uno. Lo scopo di ciò non fu diffuso, ma pare che, l’agente Stella per poter riuscire nella missione di trasferimento avesse bisogno di un agente ausiliario. Ed ecco arrivare la Nikolenko risvegliata.
Questo potrebbe permetterci di spiegare anche il divorzio da Casucci e altre piccole discrepanza che Casucci sembrò tirare fuori dal suo cappello a cilindro in una successiva serie di interviste radiofoniche gestite da Randholme Jr, spinto in avanti nella carriera grazie ad una lunga lunghissima serie di ‘l’avevo detto!’.
Qualcosa sembrò andare storto però, così dichiarò la Nikolenko. Non poteva giustificare un viaggio in Florida, ed aveva paura di poter essere riconosciuta, si sentiva osservata, la paranoia del gioco che stava conducendo la stava comprimendo, sconquassando. Rischiava di cedere. Tutto ciò era sfociato nell’incidente della domenica precedente. I federali tennero sotto stretta sorveglianza la Nikolenko, ma era stato coinvolto anche il NYPD, e non si potevano arginare le fughe di notizia. La stampa newyorkese fu atterrita. Sembra che Randholme scoppiò a piangere nel suo ufficio. In seguito dichiarò, fermamente, di non aver mai, mai creduto a tutta quella folle storia, che, per quanto gli riguardava , si trattava solo di una caso di demenza precoce della povera Kimberly.
Ma i federali non erano dello stesso avviso, anzi, vista la storia, pensarono che, comunque il piano dell’agente Stella stesse funzionando alla perfezione lo stesso. Un’azione diversiva, forse più deflagrante del previsto a NY gli aveva lasciato almeno un paio di giorni di vantaggio. Furono fatte sorvegliare le coste della Florida per il mese successivo ma non accadde proprio nulla.
Alla Nikolenko fu chiesto di collaborare, di riferire il vero nome dell’agente Stella, di aiutarli, in modo da poter essere aiutata. La Nikolenko inizialmente restia, alla fine riuscii a pronunciarlo. Ben due volte. Lenno. In un interrogatorio, del 29 agosto. Lenno è stato qui, la sera del 29 agosto nella sua cella di massima sorveglianza, scrivendolo sul muro col proprio sangue mentre soffocava con la giugulare recisa.
Sembra che da fuori, lungo il corridoio e negli uffici circostanti, nessuno sentì nulla. E, soprattutto, non si riuscii mai a capire in che modo un estraneo sarebbe potuto riuscire ad intrufolarsi e, addirittura, come fosse arrivato a conoscenza della locazione della prigione della Nikolenko.
Un tale evento lasciò sgomente le autorità federali che, letteralmente, blindarono la città. Una settimana, la prima del settembre ’72 in cui la criminalità fu braccata, mutilata, ridotta allo stremo. Gli informatori vennero torchiati, si calcolano settantacinque arresti solo la notte della scoperta. Alcuni giornali commentarono con ironia la vicenda affermando che la municipalità, ne aveva approfittato per dare una ripulita. Nel frattempo pare che, poco vicino il litorale, in Florida, venne ritrovato un relitto di un fuoribordo pesantemente danneggiato. La chiglia era stata frantumata e sembra proprio che, almeno un paio di grossi tiburones fossero riusciti a tenere per loro un ricordino o due. Ma non vi erano prove che fosse la barca dell’agente Stella o che, ammesso che lo fosse, si stesse avventurando verso la costa cubana o fosse di ritorno. Ci furono pattugliamenti lungo la costa ed all’interno. Alla frontiera. Si cercò di accusare direttamente Cuba. Pare che una commissione FBI venne inviata a Guantanamo per degli interrogatori, per cercare di ottenere delle informazioni. Ma, almeno ufficialmente, Cuba negava ogni cosa, un comunicato stampa inviato alle maggiori testate statunitensi non faceva altro che sottolineare la totale estraneità ai fatti. Ed , in fondo, oltre le parole della Nikolenko, non c’era molto altro. Le indagini all’interno del carcere di massima sicurezza dove veniva tenuta la bionda spia continuarono per almeno un paio di settimana poi, improvvisamente, si smise di prestarci attenzione, si lasciò che il superbowl , che il Vietnam e quantaltro prevalessero di nuovo. Un trafiletto del Globe del 26 settembre di quell’anno non denunciava che, se non il diretto colpevole, il complice che l’aveva fatto entrare era stato individuato e messo agli arresti. Un inserviente, Arthur C. Kovalsky che, si dichiarava innocente e totalmente ignaro. La strada per la cattura del traditore è sempre più breve, commentava l’articolo, scritto dallo pseudonimo ufficiale di Matterdok, ma, a quelle sparute righe, non ci fu seguito alcuno.
Fine della storia dunque?
In cui il compagno Stella si rivela per quello che è, lascia la donna in lacrime e la fede dei ragazzi infranta e tutto si dissolve nel notiziario della sera?
Non proprio. A tutto ciò c’è una piccola appendice.
New York, maggio 1977. A central park una manifestazione del comitato autonomo, grande domani, viene lasciata passare del tutto inosservata. Sotto il caldo, sotto la noia, nessuno presta più attenzione ad un folklore indietro di dieci ani nel tempo. La manifestazione raggiunge l’ufficio de Globe. Nulla di inaspettato , per la verità. Eccetto per la chiosa finale del discorso del gran cerimoniere. Stella, smetti di nasconderti, getta la maschera, il governo federale e te in combutta solo per eliminare noi, è ridicolo.
Ridicolo lo era davvero, tutto quel parlare.
Quelle urla soffocate dalla disco dello studio 54 poco distante. Ma il gridare era sempre più profondo. Fino a quando qualcosa non avvenne per davvero. Le fonti sono sempre state discordanti. Un gruppo di ragazzi era là ad ascoltare, commentare, controbattere. All’improvviso, apparve.
Qualcuno chiese di avvertire la polizia. Qualcuno gli sputò in faccia altri ancora si misero a ridere. Altri tremarono, e furono depressi per come quel rosso era logoro e sporco, ed il bianco della stella, simile al nero…
Lui stava in piedi tra la folla guardando da dietro la maschera il cerimoniere e gli hippy.
Sono tutte menzogne gridò. E fu un istante in cui il popolo sembrò credergli. Un istante in cui non importava altro che sentire l’eroe palare. Ma fu l’attimo più nero quello, perché il gran cerimoniere, irritato, rosso di ira, sbraitò. Se sei nel giusto perché non ti togli quella maschera e ci fai vedere il tuo volto?
Una voce fece da contrappunto tra i ragazzi. Ed il silenzio calò sulla città. Un silenzio imbarazzante , mescolato alla rabbia.
L’uomo con la maschera strinse i pugni sembrava combattuto, come se la lotta più grande fosse al suo interno. Ma alla fine qualcosa scattò. E fu come vederlo spegnere. Prima che le sirene cominciassero a farsi sentire rapide e vicine la folla ed i dimostranti erano un solo coro, una sola voce. Sparisci, arrenditi, scappa, traditore, porco schifoso. Un ragazzo gli tirò addosso una moneta, un altro una spilla. Un piccolo pin rosso, di quelli tanto in voga negli anni passati. Non fidarti di nessuno sopra i trenta. L’uomo si chinò a prenderlo. Parve un istante eterno in cui le urla ed il fragore venivano isolate ed ignorate da una visione così irreale ed onirica. L’uomo mise la spilla in tasca e poi andò via in un vicolo. Molti avrebbero potuto fermarlo, bastava un braccio , una mano, un fare muro. Ma nessuno lo fece. NY stava forse saldando tutti i debiti con il suo avventuriero più celebre. Quando la polizia arrivò, non servì nulla tentare un percorso tra i rifiuti. Non c’era più nulla da cercare.
E , per quanto ne sappia, NY, non vide mai più la Stella.
Eppure, prima che il mito potesse disperdersi nel nulla, alcune testimonianze bisogna ancora tenerle ben presenti.
Iowa, novembre ’77, James Sanderson è fermo sulla statale con la sua macchina, di notte, un guasto improvviso lo sta facendo far tardi, e probabilmente morire di freddo.
Detroit, gennaio ’78, Carlyn Riva ha fatto tardi a casa di un’amica, alla fermata della metro una gang la sta molestando, due sono le cose che possono volere, soldi, pochi, e sesso violento.
New Orleans, marzo ’78, Philip LaChanche è strafatto, qualcuno ha deciso di tagliare l’eroina della città con diserbante e pillole di crescita rapida, un solo assaggio lo trascina lentamente verso la morte.
E la lista potrebbe continuare per almeno sette pagine. Tutta gente in pericolo vitale. Tutta gente che, nel momento più tetro, ha visto un angelo di luce, che con le mani, con la forza ed il calore, con la voce li ha salvati. Un uomo in pantaloni cachi, laceri, anfibi. Una giacca militare degli occhiali da sole scuri, anche nel cuore della notte. Un uomo con la barba incolta di mesi, un uomo che scompare, si dilegua nel vento, come un fantasma non appena sente di aver fatto quello che è giusto. Con i suoi lunghi capelli spostati dal vento. Ed una casacca rossa, con una stella, logora, che una volta doveva essere bianca, ma non più oramai. Un uomo cui trema la voce e che sembra vivere da un’altra parte. Ah si, non uomo che, sulla sua giacca verde militare ha una piccola spilla rossa con su scritto , non fidarti di nessuno, sopra i trenta.
Un uomo, dove finisce la storia e, tra le pagine del national enquire somiglia ad un tizio fotografato con Buddy Holly in un concerto in una località segreta dell’Arizona a metà degli anni ’80, là, dove inizia la legenda.
